Quando il fanatismo sostituisce la medicina: la tragica storia di Francesco e la trappola del Metodo Hamer


 Ci sono storie che non vorremmo mai raccontare, notizie che arrivano come uno schiaffo e che ci costringono a interrogarci su fin dove possa spingersi il rifiuto della scienza. Il drammatico caso di Francesco Gianello, il quattordicenne di Costabissara (Vicenza) morto nel gennaio 2024 per un tumore osseo, è tornato al centro della cronaca con i risultati agghiaccianti della perizia medico-legale: con le cure tradizionali, Francesco si sarebbe potuto salvare.

Invece di affidarlo subito ai protocolli oncologici accreditati, i genitori hanno scelto di ritardare la chemioterapia e l'intervento chirurgico, preferendo seguire le teorie del controverso Metodo Hamer. Oggi la coppia si trova a processo con l'imputazione di omicidio volontario. La corsa contro il tempo e i 45 giorni fatali La diagnosi per Francesco era stata chiara: osteosarcoma al femore, un tumore aggressivo ma che, se preso in tempo attraverso la combinazione di chemioterapia e chirurgia, presenta percentuali di guarigione elevate nei pazienti giovani. Tuttavia, di fronte alla diagnosi, la famiglia ha scelto di esitare. La perizia disposta dalla Corte d'Assise di Vicenza ha evidenziato come un ritardo di circa 45 giorni nell'avvio delle terapie convenzionali sia stato determinante. In quel mese e mezzo di attesa, durante il quale sono state tentate strade alternative legate alla "Nuova Medicina Germanica", la neoplasia ha avuto il tempo di proliferare, estendendosi e dando origine a metastasi irreversibili. Quando la gravità della situazione ha spinto infine verso il ricovero, il quadro clinico era ormai compromesso. Cos'è il Metodo Hamer e perché continua a fare vittime Il Metodo Hamer (o Nuova Medicina Germanica) si basa sulle teorie elaborate negli anni '80 dall'ex medico tedesco Ryke Geerd Hamer. Secondo questo approccio pseudoscientifico: * Le malattie, compresi i tumori, non sarebbero patologie da curare, ma "programmi biologici speciali" innescati da shock emotivi insospettiti o traumi psicologici non risolti. * Farmaci, chemioterapia e chirurgia vengono rifiutati o considerati dannosi, sostenendo che il corpo possa "autoguarirsi" una volta risolto il conflitto interiore. La comunità scientifica e oncologica internazionale ha unanime e ripetutamente smentito la validità di tali assunti, privi di qualsiasi riscontro scientifico o trial clinico. Ciononostante, il fascino di soluzioni "naturali" o la paura degli effetti collaterali della chemioterapia continuano a spingere persone vulnerabili nelle mani di teorie pericolose. La responsabilità genitoriale di fronte alla scienza Il caso di Vicenza riapre un dibattito etico e giuridico di enorme portata: fino a che punto la libertà di scelta terapeutica dei genitori può prevaricare il diritto alla salute e alla vita di un minore? La Procura ha contestato ai genitori il reato di omicidio volontario con dolo eventuale, sostenendo che l'aver preferito cure alternative incontrollate di fronte a una malattia mortale costituisca un'accettazione del rischio del decesso del figlio. La storia di Francesco è un monito doloroso sull'importanza dell'informazione medica certificata. La speranza è che drammi simili facciano luce sui pericoli delle pseudoscienze, ricordandoci che la medicina basata sulle evidenze resta l'unica reale tutela per la salute di tutti, specialmente dei più fragili.