venerdì 4 novembre 2016

Terremoto, parla il sismologo: “ci saranno dei terremoti molto più forti. Abbiamo la certezza che arriveranno a magnitudo 7”

I terremoti del 26 e del 30 ottobre hanno deformato una zona di oltre 600 chilometri quadrati. E’ quanto emerge dalla prima analisi dei dati del satellite radar Sentinel 1, del programma europeo Copernicus, elaborate dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dall’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea-Cnr). Una prima valutazione delle osservazioni di Sentinel 1 aveva permesso ai tecnici del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di stabilire che in alcune zone il terreno si è abbassato fino a 70 centimetri e che l’area interessata dallo sprofondamento è di circa 130 chilometri quadrati.Le elaborazioni effettuate dal CNR-IREA utilizzando la tecnica dell’interferometria radar differenziale hanno rilevato, in tutta la sua estensione (circa 1100 chilometri quadrati), il campo di deformazione originato dal terremoto. L’intervista che segue è stata pubblicata su Quitidiano.net e riguarda le dichiarazioni del Dottor Antonio Piersanti, sismologo dell’Ingv, che parla della faglia di Norcia-Preci, responsabile della scossa di magnitudo 6.5. Abbiamo certezze che sia stata questa faglia a causare la scossa di 6.5? «È possibile, ma nessuno allo stato attuale può affermarlo con certezza. Quali faglie si siano rotte, come, e quando, sarà oggetto di un ampio dibattito all’interno della comunità scientifica per i prossimi mesi e probabilmente anni». Per ora che cosa si si sa? «Le scosse del 26 ottobre, del 5.4 e del 5.9, sono avvenute nella estremità nordoccidentale di quello che definiamo volume sismognetico attivato. Sicuramente l’area si è ampliata verso nord/nordovest. La scossa di 6.5 di ieri mattina, essendo avvenuta leggermente più a sud, vicino a Norcia, ha invece interessato il volume che era stato attivato precedentemente alla scossa del 26 ottobre, quindi ad agosto. Le scosse di assestamento dopo quella da 6.5 si sono spinte ancora più a sud. Questo significa che di nuovo è stata riattivata tutta l’area meridionale. È l’intero volume, lungo ormai cinquanta chilomentri, che si è attivato. Questo non è un altro terremoto, è la stessa sequenza iniziata il 24 agosto». Dobbiamo attenderci una lunga serie di repliche? «Temo di sì, verosimilmente lunga. La possibilità di altre scosse forti non è esclusa». La Commissione Grandi Rischi aveva visto giusto a prevedere sabato sera la possibilità di nuove forti scosse? «Il report della Commissione grandi rischi nelle ultime due riunioni ha meritoriamente detto che in questa serie sismica erano possibili scosse molto forti. E così purtroppo è stato, a prescindere se i tre segmenti di faglia loro indicati siano responsabili o meno di questa scossa». Il fatto che ci sia stata prima la scossa di Accumuli/Amatrice, poi le repliche del 26 più a nord e ora quella di Norcia un po’ più a sud fa supporre che il terremoto non si stia ‘spostando’ verso nord, come alcuni temevano? «Questo non lo possiamo dire con certezza. Ma stiamo ai fatti. Dopo le scosse da 5.4 e 5.9 che hanno allargato verso nord-ovest l’area, la successiva, quella da 6.5, non ha proseguito l’allargamento verso nord, ma si è spostata leggermente, e le sue repliche sono state ulteriormente più a sud. Al momento l’ipotesi di uno spostamente verso nord non ha riscontri, ma questo non può garantire su quel che succederà in futuro. Purtroppo noi non siamo ancora in grado di prevedere i terremoti». C’è qualcosa di strano nel fatto che la scossa più forte sia avvenuta oltre due mesi dalla ‘principale’? «Assolutamente no. È un fatto particolarmente comune nelle sequenze sismiche della nostra sismicità ‘distensiva’ appenninica». Il fatto che ci siano state quattro forti scosse invece di una sola ci ha salvato da terremoti più distruttivi? «In teoria sì, ma sul bilancio ha inciso anche la sequenza delle scosse: se la prima fosse stata quella da 6.5 avremmo avuto anche più morti, perché è quasi sei volte più energetica di una di magnitudo 6. Invece è avvenuta ad aree già parzialmente evacuate e non di notte». Qual è il terremoto massimo possibile in Italia? «In Italia avverranno dei terremoti molto più forti di questo. Abbiamo la certezza che arriveranno a magnitudo 7, che equivale a un fattore + 30 di energia liberata rispetto a una magnitudo 6.0 come quello di Amatrice. I sismi che sono attesi potranno anche essere paragonabili al sisma di Messina del 1908. E quindi è essenziale renderci conto che l’Italia è un Paese ad altssimo rischio sismico e ad alta pericolosità e fare prevenzione. È un compito immane, ma dobbiamo mettere la nostra popolazione in sicurezza». Spunta vulcanello di fango post-sisma, ma c’è il giallo delle trivellazioni Terremoto, immagini incredibili dal cuore dell’Appennino: nelle campagne di Santa Vittoria in Matenano il suolo si è improvvisamente aperto e un vulcanello di fango ha iniziato ad eruttare argilla Santa Vittoria in Matenano è un piccolo comune collinare della provincia di Fermo, nel sud delle Marche: oggi pomeriggio alle 14 nelle campagne dell’Appennino nel territorio di questo comune è successo un episodio incredibile, anche se possiamo considerarlo relativamente “normale” in relazione al forte terremoto di magnitudo 6.5 di domenica mattina. Il suolo all’improvviso s’è aperto per l’impeto dei “fiumi” di fango e argilla in risalita dal sottosuolo: è nato così un nuovo vulcanello di fango nelle campagne del paese, con vere e proprie “inondazioni” fangose. Sul posto gli uomini della protezione civile che monitorano la situazione.Il fenomeno è provocato dalla “strizzatura di argille” a seguito del sisma. E’ un fenomeno legato alla liquefazione del suolo (di sabbia monogranulare satura) che a causa della sollecitazione provocata dal terremoto aumenta la sua pressione interstiziale, perde il contatto tra i granuli e si liquefa fuoriuscendo. In alcuni casi può anche essere un fenomeno molto pericoloso, se si verifica a ridosso di abitazioni. Già nei giorni scorsi, dopo il terremoto di domenica mattina, altri fenomeni analoghi si erano verificati nei vulcanelli (già esistenti) di Monteleone di Fermo, dove l’attività eruttiva s’è improvvisamente intensificata (qui i video). La colata di argilla è infatti spuntata martedì 1 Novembre 2016 dopo le ultime forti scosse e si pensa sia una conseguenza del terremoto, ma proprio il capofamiglia Fausto Paternesi ha una sua spiegazione: “Esattamente in quel punto diversi anni fa la terra fu bucata per dei sondaggi. Cercavano il petrolio e hanno fatto delle trivellazioni, era poco prima degli anni ’80, ma finora non era successo nulla”.