martedì 11 ottobre 2016

Una ragazzina può rovinare Facebook


Si chiama «revenge porn», letteralmente vendetta porno. È un termine utilizzato per chi pubblica online immagini o video compromettenti, solitamente di un ex, per vendicarsi della rottura.Una pratica becera e squallida ma alquanto diffusa e che ora mette in subbuglio Facebook. Il principale social network finirà infatti alla sbarra per non aver impedito la pubblicazione di foto di nudo di una ragazzina irlandese di 14 anni.

La famiglia della giovanissima che si è ritrovata senza veli sul popolare sito si è rivolta a un giudice accusando Facebook perché, nonostante avesse prontamente rimosso le immagini, non ne aveva impedito la ripubblicazione. E la scorsa settimana un giudice dell'Alta Corte di Belfast ha respinto la richiesta dell'azienda di evitare il processo. Secondo i legali della minorenne infatti la società avrebbe avuto il potere di prevenire ogni ripubblicazione tramite un sistema di tracciamento. Così non è stato e il tribunale ha dato il via libera alla causa. Una portavoce di Facebook ha detto al britannico The Guardian che «non esiste sulla propria piattaforma nessun spazio per questo tipo di contenuti» ma per il giudice non è stato sufficiente ed ora il social network trema. Il via libera alla causa di risarcimento, che la famiglia ha avviato anche ai danni del ragazzo colpevole di aver diffuso le immagini, potrebbe aprire la strada a centinaia di cause simili. Secondo gli analisti non solo contro Facebook ma anche contro altri social e colossi del web.
L'azienda attualmente analizza attivamente ogni immagine caricata sul proprio sito e utilizza un apposito software per bloccare immagini di abusi e altre foto potenzialmente pericolose come, appunto, quelle relative al «revenge porn». Ma secondo molti, casi come questo dimostrano come gli utenti non siano affatto immuni da rischi nonostante le policy di sicurezza sul web siano sempre più evolute. Una questione drammaticamente aperta, specie dopo il caso di Tiziana Cantone, finito in tragedia, e gli altri «furti» di foto private di celebrità in Italia e all'estero.