mercoledì 20 novembre 2013

Leggenda : Mesola: la città perduta


Durante il regno del Duca Alfonso II d'Este (intorno al 1570) compare sulle carte geografiche ferraresi una misteriosa struttura: una enorme cinta muraria triangolare della lunghezza di oltre 13 chilometri, posta nella allora chiamata "Isola di Mesola".
Nella parte sudorientale del territorio delimitato dalle mura era già in procinto di essere costruito un palazzo con una propria corte, ma il resto dell'enorme perimetro circondato dalle mura (un'area più vasta della stessa città di Ferrara) era ancora coperto da foreste.
Questo enorme spazio era ufficialmente conosciuto come riserva di caccia per la società aristocratica della zona, ma allora: perchè recintarla con mura con annesse torri di guardia?
Perchè era stata deciso dal Duca Alfonso II la costruzione di una futura ed enorme città: la "Nuova Venezia"; costruzione che iniziò intorno all'anno 1580 quando venne completato il castello della Mesola (tuttora esistente).
Visto questo pericoloso "trambusto" nel 1586 la Repubblica di Venezia, preoccupatasi, decise di sguinzagliare quanto in suo possesso (spie e navi) per informarsi del progetto misterioso in atto. Risultò così che all'interno della gigantesca struttura erano già state tracciate le strade e le piazze con tanto di nome, inoltre si venne a sapere che il Duca Alfonso II aveva decretato che tutti i possessori di una abitazione nella città di Ferrara dovessero costruirne un'altra a Mesola e che era già stata individuata la dislocazione del cosiddetto ghetto ebraico per stabilirvi gli Israeliti incaricati di organizzare i commerci.
Ai Veneziani l'idea di un'altra città portuale a poca distanza non piacque per nulla. Venne così programmata la contromisura più subdola: si sarebbe dovuto derivare un canale dal ramo più a nord del Delta del Po e scaricare la corrente di sedimenti dentro alla sacca di Goro affogando la futura città.
Purtroppo nel frattempo il Duca Alfonso II morì senza eredi e la Chiesa, titolare del feudo ferrarese, nel 1597 estese i confini dello Stato Pontificio fino al fiume Po. Il progetto venne comunque portato avanti, pare, anche dal Papa di allora Clemente VII.
Il giorno 26 giugno 1599 le spie pontificie riferirono che entro due giorni i Veneziani avrebbero aperto i cantieri per la costruzione del canale "affogatore". Per questo motivo il Papa convocò l'ambasciatore della Repubblica Serenissima minacciando ogni sorta di sanzioni sia materiali che spirituali. Venezia fu però inamovibile e cominciò un lungo periodo di diffide e scaramucce tra i soldati di confine.
Il 27 settembre 1604 il canale venne aperto.
Le conseguenze furono disastrose: in soli dodici anni la sacca di Goro venne completamente invasa dai sedimenti. Rimasero pochi tratti di mura che vennero coperte completamente dalla vegetazione e, agli inizi del XIX Secolo, abbattute cancellando per sempre il sogno del Duca Alfonso II.