sabato 26 ottobre 2013

Una recente scoperta sull' Autismo


    L' AUTISMO è un disturbo caratterizzato dal rifiuto delle interazioni sociali e della comunicazione.Di recente alcuni ricercatori provenienti da diverse facoltà statunitensi( Medical College of Georgia, University of South Carolina e Downtown VA Medical Center in Augusta , Georgia ) hanno idenficato per la prima volta alcune anomalie strutturali nel cervello  di soggetti autistici .Usando tecniche di tomografia computerizzata (La tomografia computerizzata, in radiologia, indicata con l'acronimo TC o CT (dall'inglese computed  tomography), è una metodica diagnostica per immagini, che sfrutta radiazioni ionizzanti (raggi X) e consente di riprodurre sezioni o strati (tomografia) corporei del paziente ed effettuare elaborazioni tridimensionali. Per la produzione delle immagini è necessario l'intervento di un elaboratore di dati (computerizzata).E' stato infatti possibile osservare alcune anomalità delle minicolonne nei lobi frontali e temporali, lo studio e stato descitto in un articolo pubblicato nella rivista "Neurology" organo dell' American Academy  of Neurology , sono le unità di base dell'organizzazione delle cellule cerebrali e delle loro connessioni, e permettono il normale funzionamento del cervello .
Qualsiasi modifica nelle dimensioni, nelle forme o nelle posizioni delle minicolonne ha quindi un effetto sulle capacità elaborative del cervello.
Durante la storia evolutiva dell'uomo, l'aumento dell'aria corcicale ha fatto si che il cervello ne potesse ospitare un nimero sempre maggiore, permettendo lo sviluppo delle capacità intellettive, per lo studio sono stati analizzati  i cervelli di nove pazienti autistici e di altri nove di controllo, misurando 5 parametri importanti delle minicolonne. Manuel F.  Casanova, che ha condotto lo studio, a potuto stabilire che le minicolonne dei pazienti Autistici sono molto più piccole, anche se più numerose . L'osservazione e quindi in accordo con una teoria secondo cui gli individui autistici soffrono di uno stato perenne di sovraeccitazione, a cui cercano di porre rimedio ricorrendo a comportamenti di compensazione.