venerdì 25 ottobre 2013

Delitto Rombaldi, la Corte ora vuole una superperizia

"Sarà una superperizia – affidata ad esperti di balistica noti a livello nazionale ed internazionale – a dire l’ultima parola sullo snodo-chiave del processo, in Assise, sull’omicidio del chirurgo Carlo Rombaldi avvenuto 21 anni fa: si cerca infatti una risposta, scientificamente inattaccabile, per sapere con certezza se i bossoli rinvenuti nel luogo del delitto siano stati o meno sparati dalla Smith & Wesson posseduta a quel tempo da Pietro Fontanesi (il 69enne è l’unico imputato per l’assassinio del medico del Santa Maria Nuova). L’ha deciso ieri la Corte (presieduta da Francesco Caruso) dopo le ennesime “scintille” in aula: da una parte il pm Maria Rita Pantani nonché i legali di parte civile Enrico Della Capanna e Gianni Franzoni (tutti richiedenti la superperizia), sull’altro fronte gli avvocati difensori Giancarlo e Giovanni Tarquini (che ritengono sufficiente la perizia già presentata e discussa dal maggiore Matteo Donghi del Ris di Parma). I giudici d’Assise sono rimasti in camera di consiglio tre ore e mezza e sono usciti con una deliberazione piuttosto articolata. «Appare necessario – ha rimarcato il presidente Caruso – disporre la richiesta perizia collegiale atteso il reale contrasto di merito e di metodo che connota le conclusioni cui sono pervenuti i consulenti e il perito. Che il radicale contrasto emergente dalla relazione e dall’esame e controesame di periti e consulenti non tranquillizza in ordine all’effettiva possibilità allo stato degli atti di pervenire ad una conclusione ragionevole in ordine al punto decisivo: l’essere quella in sequestro l’arma del delitto. Che il contrasto non appare relegabile – entra nel “cuore” del processo – a una ragionevole e fisiologica diversità di opinione tecnico-scientifica, ma comporta la necessità di stabilire quale delle due indagini sia tecnicamente e scientificamente corretta». Tre i superperiti: Martino Farneti (per più di trent’anni in polizia, con collaborazioni di prestigio con Fbi e Scotland Yard), Gianfranco Guccia (esperto balistico, occupatosi di casi celebri come il delitto-Rostagno o il pacco-bomba recapitato a Ciancimino) e Claudio Gentile (uno dei maggiori esperti italiani di armi e balistica).Invece la Corte ha espresso un secco “no” sulle testimonianze indirette (del pm Valentina Salvi, del capo della Mobile Domenico De Iesu e della figlia dell’imputato Patrizia Fontanesi) relativamente a quanto dichiarato sul caso dall’avvocato Carmelo Cataliotti. Nell’opporsi alla testimonianza del pm Salvi, la difesa ha rivelato una nuova versione attribuibile a Cataliotti, cioè che avrebbe detto al magistrato come «poco dopo l’omicidio, Fontanesi e un’altra persona con il braccio ingessato si fossero presentati nel suo studio e l’ex vigile avrebbe riferito d’aver prestato la pistola con cui fu commesso l’omicidio all’uomo che l’accompagnava». Parole ora lettera morta.".
Articolo a firma di Tiziano Soresina